Viaggiare Leggendo : La cucina dei pellegrini

Recensione del libro La cucina dei pellegrini di Marina Cepeda Fuentes.



Ho preso in prestito questo bel tomo dalla fornitissima biblioteca di mio zio, a cui piace leggere soprattutto di templari e fede cattolica.

L’argomento trattato è facilmente intuibile : l’autrice ci racconta la storia dei pellegrinaggi sulla via di Santiago de Compostela , principalmente, e di altri verso Roma, la Puglia e Gerusalemme .

Sulla via di Santiago, e nel pellegrinaggio verso Gerusalemme , forse il più pericoloso,i pellegrini erano esposti a ogni sorta di pericolo e di disagio, ma la loro fede li spingeva a mettersi in gioco sfidando la sorte e li sosteneva nelle difficoltà del viaggio.

Non era inusuale che chi partisse non facesse più ritorno, vuoi per aver contratto una malattia vuoi per essere finiti preda dei briganti, motivo per cui molti pellegrini facevano testamento prima di iniziare il cammino.

Durante il percorso i pellegrini trovavano rifugio e ospitalità presso monasteri e conventi, ma per un periodo limitato di tempo , allo scadere del quale dovevano lasciare il posto agli altri che sopraggiungevano.
Certo i monasteri non erano alberghi a cinque stelle, spesso si dormiva in tanti in pochissimi letti , su scomodi e vecchi materassi ma andava certamente peggio a chi arrivava dopo la chiusura del convento per la notte : in quel caso ci si doveva arrangiare all’aperto al freddo.

Essendo in cammino per mesi interi e a volte anche per anni i pellegrini avevano imparato a risolvere come potevano i piccoli grandi problemi quotidiani , come piccoli malanni, danni agli arti , mancanza di cibo.
Una cosa che non mancava mai nella loro bisaccia era ad esempio l’aglio, che serviva sia per preparare delle minestre express lungo la strada sia come antinfiammatorio per rimedi di automedicazione.

La cucina dei pellegrini è tutt’ora viva nelle tradizioni enogastronomiche italiane , ed è infatti da una minestra gustata nel viterbese dove risiede che l’autrice ha trovato l’idea di tornare indietro nel tempo per ripercorrere i passi dei camminatori della fede attraverso il loro cibo , un vero antenato dello street food.

Una curiosità che mi ha fatto sorridere è stata quella secondo cui esistevano i pellegrini di mestiere: si trattava di persone che per campare girovagavano lungo le vie di pellegrinaggio facendosi ospitare ora in quel monastero ora in quell’altro in modo da avere sempre un pasto giornaliero garantito; pare che i napoletani fossero maestri nell’arte del pellegrino di mestiere, evidentemente l’arte di arrangiarsi tipicamente partenopea è vecchia
di secoli!

Alla fine del libro troverete tante ricette tipiche da provare, e che probabilmente già conoscerete se abitate in una regione un tempo attraversata da strade di pellegrinaggio.

Diciamo che questo libro è stato una lettura molto interessante ma dovendogli trovare un difetto posso dire che l’autrice si ripete spesso : quello che ha detto in 460 e più pagine poteva dirlo benissimo anche in 300... a causa di queste ripetizioni a volte ho faticato un po’ nella lettura, ma resta comunque un volume molto interessante sia che siate appassionati di storia sia che vi piaccia scoprire la cucina dei tempi che furono.




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