Recensione : La Moglie Coreana di Min Jin Lee


Come ho scritto anche su Instagram detesto le saghe famigliari , con qualche rara eccezione tipo La Casa Degli Spiriti di Isabelle Allende e poco altro. 
A questo voluminoso libro (quasi 600 pagine) di Min Jin Lee ho dato 3 stelle ; né bello né brutto insomma , non un capolavoro ma neanche una schifezza.
L'ho acquistato con l'intenzione di approfondire di più la letteratura asiatica e in particolare quella coreana e visto che avevo uno sconto su Kobo ho deciso di prenderlo in formato ebook.
Inizialmente non mi sono neanche accorta di quanto fosse voluminoso , l'ho capito quando ho notato che non la finivo più di sfogliare!
In questo romanzo siamo nella Corea dell'occupazione giapponese, negli anni '30 per la precisione.     La giovane Sunja è figlia di una locandiera e dopo essere stata sedotta da un potente yakuza ed essersi ritrovata incinta decide di sposare un pastore protestante , Isak, e trasferirsi con lui in Giappone.
Da qui prende avvio la sua storia e quella dei suoi discendenti , tra innumerevoli difficoltà dovute alla discriminazione verso i coreani, alla mancanza di soldi, alla guerra che scoppierà di  lì a poco.
Sunja non lo sa ma Hansu , il padre di suo figlio, la seguirà da lontano per tutta la sua vita e quando ne entrerà a far parte - non invitato - porterà scompiglio e morte.
Cosa sarebbe successo se Sunja avesse deciso di non sposare Isak e di rimanere in Corea come amante di Hansu? Certo lui avrebbe provveduto a tutte le necessità sue e di suo figlio e la loro famiglia non avrebbe patito tanti lutti ma di sicuro i valori che lei stessa con il suo esempio di madre infaticabile ha cercato di trasmettere ai suoi figli non sarebbero arrivati.
Il sacrificio, la nobiltà del lavoro e della fatica e soprattutto l'orgoglio e l'onore per i quali i discendenti sono vissuti e morti le faranno accettare come giuste le sue scelte.
Tema centrale del libro è la situazione dei tanti coreani nati in Giappone durante e dopo il periodo coloniale : si trovano in un limbo, si considerano cittadini giapponesi ma non lo sono del tutto , non avendo gli stessi diritti dei nipponici; tornare in Corea non possono per via della complicata situazio del dopoguerra : non gli resta che tirare avanti cercando di mantenere la propria onestà contro ogni pregiudizio, anche quando ci si guadagna da vivere in modi che la gente giudica poco trasparenti. 
I temi trattati nel libro sono molto interessanti anche per capirne di più sulla storia e la cultura asiatica , come ho scritto non mi ha fatto impazzire per la sua caratteristica di saga famigliare.

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Leggerò comunque altro di Lee Min Jin perché mi è piaciuto il suo lavoro di ricerca storica per scrivere questo libro, trattandosi di un tema , l'occupazione giapponese, spesso dimenticato dalla storia ufficiale o poco considerato nella sua gravità.

Commenti

  1. Hi, dear Katia!

    I am delighted to be back in touch with you, my dear friend. You are the oldest friend I have in my blogging career and the most cherished as well! Is it possible your previous post was published nearly five years ago? Thank you for tracing me from my old blog to the new one. I welcome you back into my life!

    I enjoyed your book review. Clearly Min Jin Lee’s Pachinko: A novel of 20th century Korea and Japan, afforded you the opportunity to learn a lesson in history as you followed the story of four generations of a Korean family and, in particular, of Sunja, a young woman who conceives a child by a gangster but refuses to be his kept mistress. Instead she marries a respectable man and they and hundreds of thousands of other Koreans travel to Japan to settle, work and raise a family. In Japan they live in a ghetto and face discrimination, regarded as second class citizens. Now that the book has whet your appetite, you are inspired to do more research and reading to learn more about Japanese and Korean culture and this regrettable page in the region's history.

    Thank you again for reaching out across the miles and the years, dear friend Katia. You always were and always will be one of my favorite people. I hope you, your husband and son are doing well and I hope we will connect again soon. This Saturday, April 13, I will be publishing a special post that contains pictures of me as a small child along with pictures of my big brother, ten years older, who will be celebrating his 80th birthday. I hope you can come over and see it. Thank you, Katia!

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    1. As before your translation tool has changed or scrambled some of my sentences. I hope you can understand what I was trying to communicate in my comment, dear Katia. :)

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