Recensione : How to be a Victorian di Ruth Goodman




How to be a Victorian di Ruth Goodman era un libro che volevo leggere da tempo, anche considerando le recensioni positive che ha su Amazon.
In effetti, il libro è veramente un capolavoro per chiunque sia interessato alla storia dell'Inghilterra (e non solo) vittoriana.
L'autrice è inglese e quindi racconta principalmente la storia del suo paese ma ovviamente è quasi tutto rapportabile al resto d'Europa con le dovute eccezioni culturali.
Sono sempre stata affascinata dalla Londra dell'Ottocento e mi piace molto anche leggere i libri scritti in quell'epoca , tipo Sherlock Holmes che adoro, e l'epoca Vittoriana è sempre stata la mia epoca storica preferita.
O almeno così credevo prima di leggere questo libro.
Questo libro ha sconvolto praticamente tutte le mie convinzioni su questo periodo storico : non che abbia smesso di amarlo ma sono rimasta allibita nello scoprire cose che non immaginavo neanche lontanamente, nonostante io abbia letto molto su internet e guardato video sull'argomento.
Se la parte sui vasi da notte è stata abbastanza strong , quella sull’uso degli oppiacei è stata quasi insopportabile da leggere . Leggere che le droghe fossero comunemente somministrate ai neonati, e che questo contribuisse anche ad aumentare il già altissimo livello di mortalità infantile, mi faceva quasi venire voglia di saltare a piedi pari il capitolo e passare oltre.
Molte madri povere erano quasi costrette a drogare i figli per la necessità impellente di lavorare senza un piccolo urlante accanto, mentre altre erano convinte di agire per il loro bene in quanto tutti  i cosiddetti ricostituenti per bambini erano a base di cocaina e oppiacei in genere  e madri ignare del pericolo li somministravano ai figli per curare mancanza di appetito ( ottenendo l’effetto contrario) o pianto ininterrotto. Praticamente questi bambini di pochi anni erano strafatti tutto il giorno e già da piccolissimi soffrivano di crisi di astinenza.
Leggendo mi sono chiesta come sia possibile che , con tutto quello che hanno passato questi piccoli tra droghe, mancanza di antibiotici e vaccini , fogne a cielo aperto e scarsa igiene generale, siano comunque sopravvissuti tanto che oggi noi siamo qui a scriverne.
È anche grazie a loro se gli ingredienti di medicinali, cibi e cosmetici non sono più segreti, permettendo a chiunque di scegliere cosa ingerire o spalmarsi addosso. Diciamo che oggi abbiamo dalla nostra una coscienza critica che ci da la libertà di boicottare i ciarlatani da un lato e non ci da il diritto di lamentarci se consapevolmente compriamo qualcosa di nocivo e poi stiamo male dall’altro.
Il libro è piuttosto lungo, sulle quattrocento pagine circa, e l’ho trovato pesante solo in alcuni capitoli riguardanti la nascita degli sport in quanto è un argomento che mi interessa pochissimo.
Per il resto invece è stato interessantissimo da leggere e molto coinvolgente ed educativo, nonostante i molti termini tecnici usati per descrivere macchinari e tecniche di lavoro che mi hanno fatto aprire il dizionario più di una volta.
Straconsiglio questo libro sia a livello di cultura personale sia come supplemento per gli studenti di storia o per chi sta preparando una tesi : sia che vi stiate cimentando con la storia del costume o con quella delle condizioni del lavoro minorile è un complemento indispensabile per ogni ricerca.
La cosa che più di tutte lo rende speciale è che l’autrice ha partecipato a vari reality ambientati nell’epoca Vittoriana e quindi ha provato su se stessa quello che ha poi scritto nel libro , tipo fare i lavori domestici con indosso il busto, lavarsi con bacile e brocca, fare il bucato alla maniera delle nostre nonne.
Insomma quello che racconta non sono leggende metropolitane ma la dura e cruda realtà della vita di un secolo e mezzo fa.
Da tenere assolutamente in libreria!

Commenti

  1. Hi, Katia!

    Thank you for reviewing this book about the realities of life in the Victorian era. In literature and especially in films, the period is often romanticized, giving us an inaccurate impression. One notable exception that comes to mind is The Elephant Man, the David Lynch film released just before Halloween 1980. Shot in black and white and revealing cityscapes filled with leaking pipes, puddles and loud machines belching steam and smoke, the director gives us a sense of the harsh, bleak, unclean and unsafe conditions that prevailed in Victorian London. As a caring and devoted mother, you were surely shocked when you read how children were routinely drugged and often irreparably damaged. A book of this kind makes us thankful for the advances of modern medicine and the everyday conveniences we tend to take for granted.

    Thank you again for telling us about How To Be a Victorian by Ruth Goodman. I hope you and your family are well, dear friend Katia. Take care until I see you again!

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